La riscoperta della Gens Mulakia.

[message_box title=”Progetto di valorizzazione di un ipogeo romano di Anzio (RM)” color=”White”][/message_box]

Progetto di recupero e valorizzazione del sepolcreto romano, promosso dalla Associazione culturale Olim e realizzato nel luglio del 2007 con il contributo della Regione Lazio, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e in collaborazione con il Museo Civico locale e l’Istituto di Topografia Antica dell’Università “La Sapienza” di Roma. Condotto sul campo dagli archeologi della coop. Matrix 96.

L’équipe
Autori del progetto e responsabili dei lavori sul campo: Andrea Di Renzoni e Andrea Schiapelli. Collaboratrice archeologa: Francesca R. Del Fattore. Rilievi: Fiammetta Sforza. Riprese fotografiche: Andrea Schiappelli, Valeria Corazza, Andrea Veneri, Cristiana Martinelli e Daphne Tesei. Analisi antropologiche: Giordana Amicucci e Walter Pantano. Restauro dei reperti: “Artificia Consorzio”, Roma.

Finanziamenti
Il progetto del 2007, presentato dalla Associazione Olim, è stato finanziato dalla Regione Lazio (Assessorato allo Sviluppo Economico, Ricerca, Innovazione e Turismo), con il sostegno della Comune di Anzio e dello stabilimento balneare di Anzio “Rivazzurra”. Il restauro dei reperti del 2009 è stato promosso e finora sostenuto nei costi dalla coop. Matrix 96, in attesa di rimborso da parte dell’Amministrazione comunale di Anzio.

La scoperta dell’ipogeo
La scoperta del sepolcreto ipogeo della gens Mulakia risale al 27 dicembre 1938, quando una squadra di operai intenti a cavare materiale da costruzione, aprendo un fronte di scavo sulla collina prossima al camposanto, individuò il vestibolo della tomba. Alla scoperta fortuita fece seguito un saccheggio sistematico delle numerose sepolture a inumazione, che fino ad allora si erano conservate intatte. Per fortuna il locale Ispettore Onorario della Soprintendenza Archeologica, dott. Vincenzo G. Cicconetti, riuscì qualche giorno dopo a recuperare una parte non indifferente dei corredi funerari. Del caso venne interessata subito l’archeologa Lucia Morpurgo, la quale nei primi giorni del 1939 si recò ad Anzio per verificare lo stato dell’ipogeo e redigere un elenco dei reperti. Allo stesso tempo, vennero realizzate la documentazione grafica e una battuta di riprese fotografiche.

La riscoperta
Dopo di che l’ipogeo cadde nel dimenticatoio, nonostante la sua ubicazione nelle immediate vicinanze del moderno cimitero ne renda visibile l’ingresso perfino dalla strada Nettunense. Finché, dopo essersi chiesti a lungo se nel 1938 fosse stato raggiunto realmente da quel frettoloso intervento di scavo il pavimento originario delle tre gallerie con loculi, gli archeologi afferenti alla Associazione Olim e alla coop. Matrix 96 hanno dato vita al progetto di recupero e valorizzazione del sepolcreto romano, realizzato nel luglio del 2007, con il contributo della Regione Lazio, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e in collaborazione con il Museo Civico locale e l’Istituto di Topografia Antica dell’Università “La Sapienza” di Roma (prof. Alessandro M. Jaia).
Nel corso dei lavori di pulizia dei tre ambienti in cui è articolato il sepolcro, colmatisi nel tempo di terreno di riporto fino a risultare quasi inaccessibili, oltre a riportare alla luce i pavimenti originari e a consentire un’aggiornata documentazione grafica e fotografica, è stato possibile individuare due sepolture ancora intatte, una delle quali pertinente ad una donna dotata di un ricco corredo, comprendente uno specchio di bronzo inciso e una pelìke (anforetta) con figure (una civetta tra rami di ulivo) sovradipinte in rosso su vernice nera, databili alla metà del IV sec. a.C.
Il 17 agosto del 2007, quindi poche settimane dopo l’importante rinvenimento, si è tenuta un’affollatissima conferenza di fine lavori, durante la quale sono intervenuti, tra gli altri, l’Assessore per il Turismo della Regione Lazio Claudio Mancini e il Sindaco di Anzio Candido de Angelis. Dopo la conferenza, al tramonto, il folto pubblico ha inoltre potuto visitare la tomba ipogea, così come non si vedeva da quasi settanta anni, suggestivamente illuminata.

Il restauro dei reperti e lo studio dei resti umani
Nel 2009, grazie al contributo dell’Amministrazione del Comune di Anzio e all’interessamento della coop. Matrix 96, il corredo è stato sottoposto a un attento restauro da parte della società specializzata “Artificia Consorzio” di Roma, che ha consentito di rivelare il disegno inciso sullo specchio di bronzo, raffigurante i volti affrontati dei Dioscuri, Castore e Polluce. Lo specchio e gli altri oggetti del corredo della cd. Tomba della Civetta sono attualmente esposti al Museo Civico Archeologico di Anzio.
Allo stesso tempo, ha beneficiato di un supplemento d’indagine antropologica a cura dello specialista Walter Pantano la sepoltura della ricca signora della famiglia Mulacia, scoprendo in tal modo che la stessa morì durante il parto, avendo indentificato tra i resti ossei le tracce di un individuo defunto in età prenatale.

Pubblicazioni
Nel 2007, gli archeologi autori dell’intervento provvidero alla redazione di un instant booklet, ampiamente illustrato e dedicato all’intervento di recupero e a suoi sorprendenti risultati, che venne stampato in alcune centinaia di copie e distribuito gratuitamente al pubblico a partire dal giorno della presentazione ufficiale dei lavori e nelle settimane seguenti.
Nel 2009 la ricerca è stata presentata alla comunità scientifica in occasione dell’annuale convegno “Lazio e Sabina”, ed è in corso di stampa.

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